April 11, 2026
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La compagna di mio padre è diventata la mia seconda mamma

  • March 6, 2026
  • 3 min read
La compagna di mio padre è diventata la mia seconda mamma

Mia madre se ne andò quando avevo solo otto anni. Papà affogava la tristezza nel vino, spesso non c’era niente da mangiare in cucina e il frigorifero sembrava un palazzo vuoto di un re dimenticato. Immagini strane di pane che camminava e prosciutto che volava sopra il tavolo mi visitavano nei sogni. Chiedevo ai compagni di classe un euro, indossavo abiti logori e scoloriti, e la maestra si accorse presto della mia situazione.

Gli assistenti sociali arrivavano a casa nostra, come fantasmi gentili portando fogli con regole severe. Papà venne avvolto dalle loro parole pesanti: se non avesse smesso di bere, avrebbe perso il diritto di chiamarmi figlio. Una sera di primavera, tra profumo di aranci e canti di uccelli, papà vide la luce e lasciò la bottiglia. Da allora, ogni visita degli ispettori sembrava una festa, con dolci sul tavolo e caffè che profumava tutta la casa.

Dopo un po, papà disse che voleva presentarmi una donna che gli piaceva. Andammo dalla zia Maria, in un appartamento tra vicoli stretti e giardini pensili. Mi sentivo diffidente, il ricordo di mia madre era ancora vivo nei miei sogni, e non approvavo la decisione di papà di stare con zia Maria.

Quando iniziammo a parlare, percepii subito il calore della sua anima. Diventai amico di suo figlio Andrea, che aveva un anno più di me, e insieme frequentavamo la palestra, dove le voci degli allenatori si mescolavano ai rumori di palloni e scarpe. Papà era felice di vedermi sereno, dopo un mese ci sistemammo tutti insieme con zia Maria e papà affittò il nostro appartamento per arrotondare con qualche euro in più.

Papà però non fece in tempo a sposare Maria: fu travolto da una macchina guidata da uno che aveva bevuto troppo vino, e la città si fermò un attimo per piangere. Ufficialmente, agli occhi del Comune, non ero nessuno per zia Maria: così la tutela mi portò in orfanotrofio. Quando partii, Maria mi promise che sarebbe venuta a prendermi presto.

Mantene la promessa, e in due mesi ero di nuovo tra i profumi di basilico e il suono della moka di Maria. Bastarono quei giorni nellorfanotrofio per capire quanto potesse essere fredda la solitudine. Ringraziavo Maria, la mia seconda madre, perché non mi aveva mai abbandonato. Chiamarla mamma faceva brillare i suoi occhi di lacrime: zia Maria era meravigliosa, e Andrea era diventato mio fratello.

Adesso siamo grandi, abbiamo le nostre famiglie, ma mamma Maria resta la persona più vicina a me e a mio fratello. Due volte suocera, non ha mai litigato con le nuore; nessuna di loro lha chiamata suocera, ma sempre mamma Maria per gentilezza e comprensione. Ogni volta che sento qualcuno chiamarla così, vedo nei suoi occhi una gioia sincera, come se il sole si riflettesse sul mare italiano.

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